giovedì 22 gennaio 2026

INAUGURAZIONE MOSTRA DEDICATA AI CANTI DEGLI ALPINI

 Omaggio a Duilio de Polo Saibanti

I disegni delle canzoni alpine – Arte, memoria e orgoglio alpino




Domenica 25 gennaio 2026, alle ore 11.00, presso lo Spazio Cultura di Borgo San Mauro, si terrà l’inaugurazione della mostra “Omaggio a Duilio de Polo Saibanti con i suoi disegni delle canzoni alpine”, visitabile fino al 1° febbraio 2026.

L’esposizione è promossa dal Gruppo Ermada Flavio Vidonis, in collaborazione con la Famiglia Alpina Duino Aurisina e l’ANA – Sezione di Trieste, e intende rendere omaggio a Duilio de Polo Saibanti, figura di straordinario valore umano, culturale e militare, Capitano del 4° Reggimento Artiglieria Alpina Cunense e profondo interprete dello spirito alpino.

Duilio de Polo Saibanti: arte e identità alpina

Attraverso i suoi disegni, de Polo Saibanti ha saputo tradurre in immagini il patrimonio immateriale delle canzoni alpine, restituendo con tratto essenziale ma intenso i valori di fratellanza, sacrificio, amore per la montagna e memoria collettiva. Le sue opere non sono semplici illustrazioni, ma vere e proprie testimonianze visive di una tradizione che unisce generazioni di Alpini e comunità civili.

Le canzoni alpine: una storia che canta la memoria

Le canzoni degli Alpini rappresentano uno dei pilastri più profondi della cultura popolare italiana legata alla montagna. Nate spesso in contesti di guerra, di marcia o di lontananza da casa, queste melodie raccontano il dolore, la speranza, la nostalgia e il senso del dovere. Tra gli autori più significativi spicca Bepi De Marzi, che ha saputo rinnovare il repertorio alpino con composizioni di intensa spiritualità e lirismo.

Emblematica in questo senso è Signore delle cime, una delle canzoni alpine più conosciute e amate, diventata nel tempo un canto universale di commiato, preghiera e speranza, eseguito non solo dai cori alpini ma anche in contesti civili e religiosi. L’opera di de Polo Saibanti dialoga idealmente con questo patrimonio musicale, trasformando il canto in immagine e memoria visiva.

La Giornata dell’Orgoglio Alpino

L’iniziativa rientra nelle celebrazioni del 26 gennaio – Giornata dell’Orgoglio Alpino, nota anche come Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini.
Questa ricorrenza è dedicata al ricordo dell’eroismo e del sacrificio del Corpo degli Alpini, in particolare durante la tragica ritirata di Nikolajewka (1943), uno degli episodi più drammatici della campagna di Russia.

La giornata non è solo memoria storica, ma anche occasione per riaffermare i valori fondanti dell’alpinità: solidarietà, servizio, volontariato, spirito di comunità e impegno civile, che ancora oggi caratterizzano l’operato dell’Associazione Nazionale Alpini sul territorio.

Un appuntamento tra cultura, storia e identità

La mostra “Omaggio a Duilio de Polo Saibanti” si propone quindi come un momento di incontro tra arte e memoria, capace di parlare non solo agli Alpini, ma a tutta la cittadinanza, invitando a riscoprire un patrimonio culturale che appartiene alla storia collettiva del Paese.








A seguire SABATO 31 GENNAIO alle ore 20.00 Serata Musicale con Sabrina 




FAMIGLIA ALPINA DUINO AURISINA

GRUPPO ERMADA FLAVIO VIDONIS








sabato 13 dicembre 2025

Mostra “Rainer Maria Rilke 150° - Le Elegie Duinesi”

 

Mostra “Rainer Maria Rilke 150° - Le Elegie Duinesi”

Sala Leonor Fini – Magazzino 26 

dal 14 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026


La mostra, Rainer Maria Rilke 150° – Le Elegie Duinesi, ospitata all’interno della 
Sala Leonor Fini del Magazzino 26 (Porto Vecchio -Trieste), sarà inaugurata il 14 dicembre 2025 alle ore 11 e resterà visitabile fino all' 11 gennaio 2026 con orario 10_17 da mercoledì a domenica e festivi ad ingresso libero. La mostra è dedicata a Rainer Maria Rilke, uno dei poeti più intensi e profondi del Novecento, che proprio qui, sul nostro territorio, trovò l’ispirazione per uno dei vertici assoluti della poesia europea: Le Elegie Duinesi.  L’iniziativa è promossa dal Gruppo Ermada Flavio Vidonis, in collaborazione con il Comune di Trieste e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia nell’ambito del bando umanistico del progetto “DuinoBook – Le origini”.  L’esposizione si inserisce nelle celebrazioni per il 150º anniversario della nascita di Rilke, avvenuta il 4 dicembre 1875.

  


Un legame profondo con il territorio

Rilke giunse a Duino nel 1911, ospite della principessa Marie von Thurn und Taxis, e qui, tra le falesie carsiche affacciate sul mare e l’atmosfera suggestiva del Castello di Duino, scrisse i primi versi delle Elegie Duinesi.

 

Le Elegie Duinesi: cosa sono e dove nacquero

Le Elegie Duinesi costituiscono uno dei punti più alti della poesia del Novecento: dieci elegie che affrontano i grandi temi dell’esistenza — il senso del vivere, il rapporto con il divino, la vulnerabilità e la bellezza del mondo, il mistero dell’amore e della metamorfosi.
Rilke iniziò la stesura nel 1912, durante una giornata di vento fortissimo: la leggenda vuole che le parole iniziali della Prima Elegia — «Chi, se io gridassi, mi udirebbe dalle schiere degli angeli?» — gli siano “giunte” con la forza del mare e del Carso.
Interrotte dalla guerra e completate soltanto nel 1922 in Svizzera, le Elegie restano tuttavia profondamente radicate nel paesaggio e nello spirito di Duino.

 


Il Castello e il Sentiero Rilke

Il Castello di Duino, con le sue terrazze a picco sul mare e il suo intreccio di storia e natura, rappresentò per il poeta un luogo di rivelazione.
Dal castello si snoda l’attuale Sentiero Rilke, che collega Duino a Sistiana: uno dei percorsi panoramici più suggestivi della regione, dove ancora oggi è possibile respirare la stessa atmosfera che ispirò il poeta più di un secolo fa.

In esposizione nella Sala il nuovissimo diorama ideato e realizzato da Aureliano Barnaba sul progetto dedicato al Mitreo, ma che propone in scala, tutta l’area di Duino, con il Castello, il Sentiero ed altri siti importanti come la Grotta Fioravante e il Mitreo stesso.

 


La mostra

La mostra al Magazzino 26 ripercorrerà e amplierà il percorso espositivo già presentato all’Aeroporto di Trieste – Ronchi dei Legionari, al Castello di Duino, e a Grado, integrando testi, immagini e documenti storici su pannelli che raccontano la vita, i luoghi e le opere di Rilke, con un’attenzione speciale al periodo duinese.

L’allestimento sarà ulteriormente arricchito da: immagini del territorio duinese e triestino, pannelli dedicati all’idea progettuale della statua di Rilke dell’artista Giorgio Del Ben, che illustrano la nascita e l’evoluzione dell’opera, un area dedicata agli Angeli del Rilke e Gli Angeli di Castel Sant’Angelo immortalati dalla fotografa Linda Simeone, le elegie duinesi e spazio poi a due importanti iniziative collegate a Duino, i quadri dell’artista duinese Luisia Comelli in arte Luis, raffiguranti il Castello di Duino, con quadri realizzati en plein air in occasione di Primavera al Castello, e le poesie dei vincitori e partecipanti al Premio Internazionale di Poesie Rainer Maria Rilke giunto alla sua quinta edizione.

 

Le iniziative collegate

Nel mese di dicembre il Gruppo Ermada Flavio Vidonis ha promosso inoltre  il 4 dicembre ore 20.00, una serata di poesie rilkiane presso il Collegio del Mondo Unito di Duino, il 6 dicembre, la premiazione del Concorso Internazionale Rilke al Castello di Duino ore 11.00 , con l’assegnazione di due Premi alla Carriera a figure di rilievo della cultura e della poesia Maurizio Cucchi e Miroslav Košuta

Durante il periodo di apertura della mostra, si svolgeranno anche letture pubbliche delle poesie di Rilke, coordinate da Christian Sinicco, direttore del concorso, insieme a Elisa Donzelli e Elisabeth Faller, rappresentanti degli scrittori carinziani. 

 Il progetto è coordinato da Massimo Romita, presidente del Gruppo Ermada, e vedrà la collaborazione con il Castello di Duino per la realizzazione di visite guidate e percorsi integrati tra mostra, poesia e territorio, con l’obiettivo di valorizzare la sinergia tra cultura, turismo e memoria storica.

  

Un territorio che genera poesia

“Siamo particolarmente orgogliosi di ospitare al Magazzino 26 una mostra di così alto profilo dedicata a Rainer Maria Rilke, figura centrale della poesia europea e autore che proprio nel nostro territorio trovò una delle sue più profonde fonti di ispirazione. Celebrare il 150° anniversario della sua nascita significa anche valorizzare quel legame unico tra Rilke, Duino e Trieste, un rapporto che continua a parlare alla nostra identità culturale. - Giorgio Rossi Assessore alla Cultura del Comune di Trieste - Questa iniziativa conferma inoltre la crescita qualitativa del Magazzino 26, divenuto negli ultimi anni un polo espositivo capace di accogliere progetti di grande valore storico, letterario e artistico. Mostre come questa arricchiscono la città e rafforzano il ruolo di Trieste come crocevia internazionale della cultura e della creatività.”

 Questa mostra e le iniziative che la accompagnano intendono riportare Rilke al centro dell’identità culturale di Duino e di Trieste, città di confine e di dialogo, crocevia di lingue e sensibilità che il poeta seppe trasformare in poesia universale - Massimo Romita presidente del Gruppo Ermada Flavio Vidonis, attraverso il progetto “DuinoBook – Le origini” vorrebbe, assieme ai suoi collaboratori, continuare a costruire ponti tra letteratura, arte e comunità, facendo del nostro territorio un luogo di ispirazione e di accoglienza per la poesia di ieri e di oggi.

 


 Approfondimenti

 

Rainer Maria Rilke – Cenni biografici

Rainer Maria Rilke (Praga, 4 dicembre 1875 – Valmont, 29 dicembre 1926) è unanimamente riconosciuto come uno dei più grandi poeti europei del Novecento. Nato nell’allora Impero Austro-Ungarico, crebbe in un contesto multiculturale che contribuì in modo decisivo alla sua sensibilità letteraria. Dopo una giovinezza difficile e studi non sempre lineari, Rilke maturò la propria vocazione poetica attraverso una vita di viaggi, incontri e spostamenti continui: Monaco, Berlino, Firenze, Parigi, la Russia, la Scandinavia.
Tra le figure centrali della sua formazione vanno ricordate Lou Andreas-Salomé, che ebbe un ruolo cruciale nel suo sviluppo intellettuale, e Auguste Rodin, il cui rigore artistico influenzò profondamente il modo rilkiano di “vedere” il mondo.

 

Autore del Libro d’Ore, del Libro delle Immagini e dei Quaderni di Malte Laurids Brigge, Rilke cercò sempre una poesia capace di dare voce all’invisibile, al mistero dell’esistenza, alla metamorfosi come forza essenziale della vita. L’arrivo a Duino nel 1911, come ospite della principessa Marie von Thurn und Taxis, rappresentò per lui uno dei momenti più fertili della sua intera produzione: qui, immerso nel paesaggio del Carso e del Golfo di Trieste, nacquero i primi versi delle Elegie Duinesi, capolavoro assoluto della modernità. Rilke trascorse gli ultimi anni in Svizzera, dove morì nel 1926. Riposa nel cimitero di Raron, sotto una lapide da lui stesso voluta, che richiama l’idea della vita come continua trasformazione.

 


Gli Angeli delle Elegie duinesi di Rilke e gli Angeli di Ponte Sant’Angelo

 

Gli Angeli delle Elegie duinesi di Rilke e gli Angeli di Ponte Sant’Angelo rivelano due forme complementari di relazione tra visibile e invisibile, due configurazioni simboliche che, pur provenendo da tradizioni e funzioni diverse, illuminano la medesima soglia tra umano e trascendente. L’Angelo rilkeano è una presenza assoluta, tremenda, non consolatoria: una forza straniera che non si cura degli uomini e che, proprio nel suo Dasein sovrabbondante, misura la povertà dell’esserci umano. È figura di distanza, non di contatto; appare come ciò che svela la sproporzione tra il nostro bisogno di senso e la pura trascendenza.  Gli Angeli berniniani del Ponte Sant’Angelo, al contrario, si offrono come mediazioni visibili: modellati nel marmo, partecipi del pathos umano, inscritti nel racconto della Passione, accompagnano il pellegrino in un itinerario ascensionale, trasformando il ponte in un cammino verso il sacro.  E tuttavia, proprio nella loro differenza, queste due angelologie si toccano: l’angelo rilkeano rappresenta il compito impossibile di «portare il visibile nell’invisibile», mentre il barocco romano realizza l’operazione inversa, restituendo all’occhio umano un’immagine incarnata dell’oltre.  In entrambi i casi, l’angelo è figura liminare, segno di un passaggio: nell’uno si manifesta l’incolmabile distanza dell’assoluto, nell’altro la necessaria ricerca di forme che rendano quel medesimo assoluto abitabile.  Così, sullo sfondo di Castel Sant’Angelo – luogo di transito, protezione e memoria – le statue berniniane sembrano intercettare, pur senza saperlo, la tensione rilkiana: il desiderio di un vedere più profondo, capace di riconoscere nel mondo interpretato la traccia del tremendo, e insieme la nostalgia di quel legame col reale che Rilke affida all’occhio umano come compito supremo. In questa dialettica fra distanza e prossimità, terrore e consolazione, gli angeli di Rilke e quelli del ponte romano mostrano due vie diverse ma convergenti per pensare l’invisibile: una che lo teme e lo preserva, l’altra che lo traduce e lo offre allo sguardo, entrambe necessarie alla nostra fragile esperienza del sacro.

 


L’artista Giorgio Delben

Giorgio Delben, nato a Trieste nel 1946, scopre fin da bambino la passione per la pittura. La sua formazione è autonoma, costruita attraverso lo studio personale di artisti antichi e contemporanei e attraverso sperimentazioni che spaziano dal classicismo all’impressionismo, dalla pop-art all’astrattismo, fino al ritratto, ambito che lo affascina particolarmente per la sua carica emotiva.

Nel suo percorso alterna pittura, scultura e creazione di nuovi materiali espressivi. La sua ricerca è segnata da un continuo interesse per colore, luce, vibrazioni tonali e forme corporee, e trova esiti anche in opere di fantasia e in storie surreali. Negli ultimi anni si dedica molto alla scultura, soprattutto a quella legata al corpo, come nella mostra “Palestra”, dove riflette su vita, movimento e armonia interiore. Dal 1970 al 2008 partecipa a numerose mostre personali e collettive; alcune sue opere sono esposte stabilmente in luoghi pubblici. Il bronzo “Dipendenza” diventa tema di una tesi universitaria. Nel 2007 pubblica il volume Giorgio Delben – Opere dal 1995 al 2007, oggi conservato in importanti biblioteche internazionali. Compare anche in trasmissioni televisive dedicate all’arte. Il suo percorso artistico, ricco e vario, attraversa tappe significative: dalle prime mostre degli anni ’60 alla sperimentazione di tecniche innovative, da cicli dedicati al paesaggio triestino o al colore emotivo, fino alle opere concettuali e simboliche degli anni ’90 e 2000. Tra i lavori più rappresentativi figurano “La piena”, “Scorci di Trieste”, “Sensazioni”, “Palestra”, “Proiezioni energetiche”, “La goccia cosmica del III millennio” e diverse sculture dedicate al movimento e al corpo. Ha creato anche opere effimere come installazioni sulla sabbia e sculture di ghiaccio, divenute celebri a Cortina. Presente nelle enciclopedie di arte internazionale, collabora con fotografi italiani e stranieri per esplorare nuove tecniche visive. Attualmente vive e lavora a Trieste, dove gestisce un laboratorio dedicato al benessere e alla cura della persona.

 



LUISIA COMELLI (in arte Luìs)

nasce a Trieste il 1 agosto 1935 da una famiglia spagnola di nobile origine, madre friulana e padre triestino, e da più di trent’anni vive e opera a Duino (Trieste). Si appassiona fin da giovanissima alla pittura a olio, che diventerà la sua tecnica prediletta, ma, nonostante la spiccata predilezione e attitudine per il disegno e le materie artistiche, la rigida educazione dei genitori le impedisce di frequentare il Liceo artistico di Venezia. Supplisce in seguito a tale esigenza, seguendo negli anni Cinquanta le lezioni private di Carlo Pacifico, maestro lombardo che contribuì alla formazione di molti valenti artisti triestini, e grazie agli incontri con il pittore Nino Perizi. Nel corso della sua vita ha sperimentato varie tecniche, in particolare, oltre al disegno e alla pittura a olio, anche la xilografia, eseguendo migliaia di opere, soprattutto oli. Si è dedicata anche al restauro di dipinti, tra cui quello raffigurante la Madonna Lauretana nella Cappella privata dell’ex villa veneta di Visco (Udine), e di opere monumentali di carattere profano. Nel 2003 ha realizzato un ciclo di murales, mentre suoi dipinti di soggetto sacro sono conservati nella chiesa francescana di Sant’Antonio di Tirana (Albania) e nelle chiese di San Giuseppe a Sistiana e di Santo Spirito a Duino (Trieste).

 Negli ultimi trent’anni ha allestito diverse mostre personali, partecipato a più di 300 collettive in Italia e all’estero e a una cinquantina di concorsi, ricevendo numerosissimi premi, menzioni e riconoscimenti molto significativi. Varie sue opere sono esposte in permanenza in sedi di enti pubblici e in spazi privati.

 








giovedì 6 novembre 2025

DA RAVENNA A CAPODISTRIA LA MOSTRA DELLA PIETRA DI AURISINA DEL CARSO E DELL'ISTRIA IN ITALIA E NEL MONDO

 

La pietra che parla: arte, storia e vino nel cuore del Carso

La mostra “La Pietra di Aurisina, del Carso e dell’Istria, in Italia e nel mondo” propone un itinerario unico dove arte, architettura, artigianato e territorio si incontrano per raccontare un’identità che attraversa confini e secoli.

Ideata da Massimo Romita e promossa dal Gruppo Ermada Flavio Vidonis in collaborazione con il Comune di Capodistria, con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia nell’ambito del Progetto 12° Duino Book – Le Origini!, l’esposizione sarà ospitata al Palazzo Gravisi-Buttorai di Capodistria dal 15 al 30 novembre 2025, mentre la tappa gemella si terrà a Ravenna presso Palazzo Rasponi 2 dall’8 al 23 novembre.




12 novembre – La presentazione alla stampa e la pietra come cantina

Mercoledì 12 novembre 2025, alle ore 11.00, si terrà la presentazione alla stampa al Palazzo Gravisi-Buttorai, curata da Robi Jakomin con l’introduzione di Massimo Romita e la partecipazione delle autorità italiane e slovene.
L’incontro sarà seguito da una degustazione di vini affinati in pietra, una sperimentazione che unisce ricerca e tradizione nel cuore del Carso.


Nel Carso, dove la roccia definisce il paesaggio e il lavoro dell’uomo, la maturazione del vino nei tini scavati nella pietra rappresenta una pratica tanto antica quanto innovativa.
La pietra carsica, con la sua microporosità naturale e la sua inerzia termica, crea un ambiente stabile in cui il mosto può evolvere senza interventi invasivi. In questo processo non è la tecnologia a dominare, ma la materia stessa del territorio. Il vino assorbe, anche se in minima parte, la complessità minerale del Carso e sviluppa un profilo che rispecchia in modo diretto la sua origine.
I tini, ricavati da blocchi unici di pietra o realizzati da strati di roccia sovrapposti, raccontano un dialogo lento e profondo tra vino e territorio, tra natura e mano dell’uomo.


I protagonisti della degustazione saranno tre eccellenze del Carso triestino:

  • Benjamin Zidarich, con la linea “Kamen”, dove la Vitovska fermenta e affina in tini scavati nella pietra carsica;

  • Sandi Skerk, con la cantina di Prepotto scavata nella roccia e i suoi vini di mare e pietra;

  • Matej Skerlj di Sales, custode di una viticoltura artigianale in armonia con il paesaggio.

Come spiegherà Robi Jakomin, questi vini non cercano effetti speciali: sono la voce autentica di una terra minerale, una lente che rivela la sostanza stessa del Carso.


LA PIETRA DI AURISINA, DEL CARSO E DELL'ISTRIA IN ITALIA E NEL MONDO

La storia - Cava Romana – Marmi e Pietre Naturali del Carso


15 novembre – L’inaugurazione ufficiale in collaborazione con l Associazione Nazionale Città del Vino 

Sabato 15 novembre 2025, alle ore 15.00, in occasione della manifestazione di San Martino promossa dal Comune di Capodistria, avrà luogo l’inaugurazione ufficiale della mostra, con la partecipazione dei critici d’arte Rita Ferrari e Giancarlo Bonomo.

Altroke San Martino - Visit Koper

Associazione Nazionale Città del Vino

Home - Città del Vino FVG



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La storia - Cava Romana – Marmi e Pietre Naturali del Carso




L’esposizione

L’esposizione si nutre di mille colori. Qui le pietre non rotolano ma narrano: aprono capitoli sul tessuto urbano, sui palazzi storici di Trieste e sull’artigianato locale che ha raggiunto l’Europa e gli Stati Uniti.
Oltre 500 fotografie, suddivise in pannelli e diorami, raccontano la storia delle cave, delle aziende e delle maestranze.
Una sezione è dedicata alla saga di Gustav Tönnies, imprenditore svedese-austro-ungarico che nel XIX secolo contribuì alla rinascita architettonica di Lubiana; le immagini, firmate da Milanka Jakopič, Edo Šega, Miran Kambič, Museo Revoltella e Marmor Sežana d.d., compongono un percorso verde che unisce arte e industria.


Da Lubiana si giunge a Trieste grazie all’obiettivo di Lorenzo Parenzan, che immortala i palazzi in pietra aurisinica con uno sguardo poetico e architettonico.
Altre sezioni illustrano le architetture italiane realizzate in pietra di Aurisina, tra cui il Mausoleo di Teodorico a Ravenna, con la celebre cupola monolitica, e i palazzi di Vienna, Budapest, Sydney e dell’America.






A corollario, una preziosa esposizione dei modellini di palazzi realizzati in pietra del compianto Umberto Radivo, che con le sole mani riprodusse fedelmente i palazzi di Trieste e dell’Istria.


Chiude il percorso un’ampia sezione dedicata alle aziende del marmo e agli scalpellini, veri custodi del sapere lapideo: Cava Romana, Gramar Marmi, Caharija, Zenith Natural Stones, Cortese e Figli, Zidaric Marmi, Andrea Mervic, Tecnomarmi, Marmor Sežana, Marmi Repen.





Nella sala artistica, le opere di Claudia Raza“Arcani di Pietra” – raccontano la materia con colori e segni che fondono pittura e polvere di cava.

Una mostra che si fa racconto, viaggio e identità: la pietra, ancora una volta, diventa parola, casa e memoria.


DUINO&BOOK Festival del Libro di Duino Aurisina: 

A RAVENNA LA TAPPA ITALIANA DELLA MOSTRA DEDICATA ALLA PIETRA DI AURISINA

Altroke San Martino - Visit Koper



La pietra di Aurisina, del Carso, dell’Istria - Comune di Ravenna

La pietra di Aurisina, Carso e Istria in mostra a Ravenna - Ravenna Web Tv